Essere genitori: un ruolo che si costruisce (anche dentro di noi)


Essere genitori: un ruolo che si costruisce (anche dentro di noi)

Essere genitori non è solo un insieme di azioni: cambiare pannolini, accompagnare a scuola, dare regole, ascoltare. È anche, e soprattutto, un ruolo psichico complesso, che si costruisce nel tempo, attraverso le relazioni, i vissuti, i ricordi.

Il ruolo genitoriale non è mai qualcosa di dato una volta per tutte. Ogni genitore si misura non solo con il bambino reale che ha davanti, ma anche con il bambino interno: quello che è stato, quello che avrebbe voluto essere, quello che teme di far riemergere.

Capita spesso, infatti, che i figli “risveglino” parti dimenticate o rimosse della nostra storia. Una richiesta di attenzione può attivare sentimenti di inadeguatezza; una sfida adolescenziale può riaprire ferite legate all’autorità, alla ribellione o all’abbandono. In questi momenti, è facile reagire “in automatico”, ripetendo copioni appresi, senza accorgercene.

Ma la genitorialità non è una performance, e non richiede perfezione. Donald Winnicott, psicoanalista e pediatra, parlava della figura del genitore sufficientemente buono: qualcuno che non è infallibile, ma è in grado di sintonizzarsi, riparare gli errori, riflettere sul proprio vissuto.

Prendersi cura di un figlio, allora, significa anche prendersi cura del ruolo genitoriale dentro di sé. Chiedersi: che cosa mi muove in questa reazione? Sto rispondendo a lui o a qualcosa di mio? Posso fermarmi un attimo e ascoltare, prima di agire?

Coltivare uno spazio di consapevolezza su questi aspetti non solo aiuta a crescere come genitori, ma rende il legame con i figli più autentico, più libero. Perché ogni relazione genitoriale è anche un viaggio trasformativo: ci mette a contatto con le nostre fragilità, ma anche con risorse che non sapevamo di avere.

In fondo, nessuno nasce genitore. Lo si diventa, giorno per giorno. Dentro e fuori di noi.

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